Oggi è un giorno orrendo. Muore un grande attore, uno di quelli vecchio stile, uno di quelli che in teatro ci era nato: Luca De Filippo. Ho sempre guardato a lui come a un esempio, ho sempre amato il teatro fatto con suo padre Eduardo, ho sempre ammirato il modo in cui si portava sulle spalle il cognome teatralmente ingombrante di una generazione di teatranti napoletani.
Sono cresciuta guardando le commedie di Eduardo. Ho sempre amato di Eduardo il modo in cui ogni volta cambiava la "faccia" di ogni suo attore e Luca ne era l'esempio. Ha fatto la macchietta, ma anche ruoli importanti, a volte era nell'angolo per strappare una risata allo spettatore, a volte era il protagonista che si rivolgeva al pubblico.
Chi ha fatto teatro lo sa: abbiamo tutti una persona a cui guardare. A cui rivolgerci, a cui dedicare le nostre battute prima di entrare in palcoscenico. Un attore che ha acceso in noi la passione, la scintilla, il lume del teatro. Un lume che non si spegne mai. E questo per me era Luca De Filippo.
Sapere che un altro pezzo di quel teatro che amo così tanto oggi è sparito, così, come un soffio d'aria, mi riempie di profonda tristezza.
So però che un pezzo di lui resterà in eterno nel mio cuore e nel cuore di tutti.
Il suo teatro, il suo cuore da teatrante, le sue immense interpretazioni resteranno.
Grazie Luca, per ieri oggi e domani.
Per la passione.
Che la terra ti sia lieve.
venerdì 27 novembre 2015
lunedì 12 ottobre 2015
Deep Web: Il lato oscuro di internet
La prima volta che ho sentito parlare del deep web è stato in un servizio delle Iene. Sì, lo ammetto, sono una fan accanita dei becchini di italia 1. Matteo Viviani (in questo servizio ) parlava molto sommariamente del Deep Web. Cos'è, cosa ci si può trovare, saltando da un argomento all'altro, nel tentativo di spiegare in dieci minuti cosa fosse questo lato oscuro. Sinceramente io non ne avevo mai sentito parlare e dopo aver visto quel servizio non mi è neanche venuta la voglia di visitare un luogo del genere. Ero molto lontana dalla verità.
Recentemente, girando per vari canali di youtuber americani, ho trovato un canale che parla di Deep Web e che mostra agli utenti cosa si può EFFETTIVAMENTE trovare in quel pozzo che sembra quasi senza fondo.
E sono rimasta scioccata. Se prima non avevo nessuna intenzione di visitare il deep web, di certo ora ci starò il più lontana possibile. Il canale di cui parlo è quello di SomeOrdinaryGamers e con Mutahar ho visitato il deep web, saltando qua e là, vincendo qualche paura, a volte chiudendo gli occhi e saltando qualche minuto del video.
Il Deep Web nasce, esattamente come internet, a uso militare. Ed esattamente come internet, il deep web è stato preso e da questo uso militare è stato trasformato in un luogo apparentemente senza regole. Apparentemente, ricordatevelo bene.
Si passa dalle guide su come produrre in casa quantitativi di qualsiasi droga (qualsiasi, davvero), alle guide su come produrre esplosivi con semplici ingredienti casalinghi, alle guide di cucina normale (questo davvero mi ha sorpreso... XD) ad altre cose... Ancora più inquietanti.
Mutahar infatti ci porta nel mondo di chi posta libri interi fatti di prove sull'esistenza di alieni (anche se pane al pane vino al vino a me quello è sembrato una cagata) a chi vende libri su come diventare provetti avvelenatori, a chi addirittura posta una guida su come.... smembrare un corpo umano per uso personale. Futuri Hannibal Lecter in giro per il deep web.
E poi... si trovano pagine di persone che si dichiarano serial killer non ancora scoperti, ragazzi che minacciano di far fuori i compagni di scuola, pedofili che si scambiano esperienze, con tanto di foto e video, snuff film e addirittura torture in diretta al miglior offerente.
Quello che mi ha fatto fare una risata, amara, è stato il sito di una setta "satanica" che per 200 dollari offriva tessera, partecipazione ad eventi, incantesimi e fratellanza a vita.
E poi ci sono i video.
La parte che mi ha scioccato di più, se non altro perché finché rimangono parole scritte su una pagina uno pensa che siano solo fandonie. Ma i video che vengono postati sono qualcosa di davvero agghiacciante. E a volte ho dovuto girare la testa perché sentivo un'angoscia dentro infinita.
Quello che mi fa paura del deep web è che sembra davvero una landa desolata senza regole.
Ma non è così.
Mutahar infatti all'inizio di ogni video scrive espressamente di aver avvertito le autorità e l'FBI, così come la polizia italiana, lavorano attivamente sul deep web per risalire ai maniaci che vi girano. Non è semplice perché ovviamente chi ci ha lavorato, ha lavorato bene.
Basti pensare al modo in cui i pagamenti (per droga, armi, documenti falsi e qualsiasi cosa vi possiate immagine e oltre) vengono effettuati: tramite BitCoin che sono soldi telematici, difficili se non impossibili da tracciare. Niente carte di credito o poste pay o pay pal.
Ovvio che, come su internet, non girano solo maniaci. A volte sono solo ragazzi incuriositi dalla pericolosità e dall'oscurità di questo deep web.
Ma di maniaci, credetemi, ce ne sono. E sono anche parecchi.
Perchè davvero mi fa rabbrividire il pensiero di salire in metro e di avere accanto una persona che magari la sera prima ha postato sul deep web la guida al perfetto cannibale.
O che magari ha passato la sera a guardarsi film snuff o a torturare via chat qualcuno.
Mi fa sentire davvero non al sicuro.
Questo lato oscuro del web mi fa sentire davvero non al sicuro, per quanto, ripeto, non ho nessunissima intenzione di metterci piede. Mi sono bastati i video che ho visto per capire che quello non è posto per me.
E a te ragazzino che magari vuoi farci un salto perché ti sembra eccitante: evita. Non è eccitante.
E' terrificante.
Vi linko qui sotto un video di Mutahar, se avete il coraggio, guardatelo.
Recentemente, girando per vari canali di youtuber americani, ho trovato un canale che parla di Deep Web e che mostra agli utenti cosa si può EFFETTIVAMENTE trovare in quel pozzo che sembra quasi senza fondo.
E sono rimasta scioccata. Se prima non avevo nessuna intenzione di visitare il deep web, di certo ora ci starò il più lontana possibile. Il canale di cui parlo è quello di SomeOrdinaryGamers e con Mutahar ho visitato il deep web, saltando qua e là, vincendo qualche paura, a volte chiudendo gli occhi e saltando qualche minuto del video.
Il Deep Web nasce, esattamente come internet, a uso militare. Ed esattamente come internet, il deep web è stato preso e da questo uso militare è stato trasformato in un luogo apparentemente senza regole. Apparentemente, ricordatevelo bene.
Si passa dalle guide su come produrre in casa quantitativi di qualsiasi droga (qualsiasi, davvero), alle guide su come produrre esplosivi con semplici ingredienti casalinghi, alle guide di cucina normale (questo davvero mi ha sorpreso... XD) ad altre cose... Ancora più inquietanti.
Mutahar infatti ci porta nel mondo di chi posta libri interi fatti di prove sull'esistenza di alieni (anche se pane al pane vino al vino a me quello è sembrato una cagata) a chi vende libri su come diventare provetti avvelenatori, a chi addirittura posta una guida su come.... smembrare un corpo umano per uso personale. Futuri Hannibal Lecter in giro per il deep web.
E poi... si trovano pagine di persone che si dichiarano serial killer non ancora scoperti, ragazzi che minacciano di far fuori i compagni di scuola, pedofili che si scambiano esperienze, con tanto di foto e video, snuff film e addirittura torture in diretta al miglior offerente.
Quello che mi ha fatto fare una risata, amara, è stato il sito di una setta "satanica" che per 200 dollari offriva tessera, partecipazione ad eventi, incantesimi e fratellanza a vita.
E poi ci sono i video.
La parte che mi ha scioccato di più, se non altro perché finché rimangono parole scritte su una pagina uno pensa che siano solo fandonie. Ma i video che vengono postati sono qualcosa di davvero agghiacciante. E a volte ho dovuto girare la testa perché sentivo un'angoscia dentro infinita.
Quello che mi fa paura del deep web è che sembra davvero una landa desolata senza regole.
Ma non è così.
Mutahar infatti all'inizio di ogni video scrive espressamente di aver avvertito le autorità e l'FBI, così come la polizia italiana, lavorano attivamente sul deep web per risalire ai maniaci che vi girano. Non è semplice perché ovviamente chi ci ha lavorato, ha lavorato bene.
Basti pensare al modo in cui i pagamenti (per droga, armi, documenti falsi e qualsiasi cosa vi possiate immagine e oltre) vengono effettuati: tramite BitCoin che sono soldi telematici, difficili se non impossibili da tracciare. Niente carte di credito o poste pay o pay pal.
Ovvio che, come su internet, non girano solo maniaci. A volte sono solo ragazzi incuriositi dalla pericolosità e dall'oscurità di questo deep web.
Ma di maniaci, credetemi, ce ne sono. E sono anche parecchi.
Perchè davvero mi fa rabbrividire il pensiero di salire in metro e di avere accanto una persona che magari la sera prima ha postato sul deep web la guida al perfetto cannibale.
O che magari ha passato la sera a guardarsi film snuff o a torturare via chat qualcuno.
Mi fa sentire davvero non al sicuro.
Questo lato oscuro del web mi fa sentire davvero non al sicuro, per quanto, ripeto, non ho nessunissima intenzione di metterci piede. Mi sono bastati i video che ho visto per capire che quello non è posto per me.
E a te ragazzino che magari vuoi farci un salto perché ti sembra eccitante: evita. Non è eccitante.
E' terrificante.
Vi linko qui sotto un video di Mutahar, se avete il coraggio, guardatelo.
venerdì 24 luglio 2015
Diciassette anni
C'è gente che pensa che studiare criminologia ti "abitui" in un certo senso ai crimini violenti. Invece quando qualche giorno fa ho letto di Ismaele e del modo in cui è stato ucciso, per gelosia, ci sono rimasta malissimo. Ci rimango sempre male. Non ci si fa il callo a queste cose: non è possibile farlo. I suoi diciassette anni rimarranno eterni, non compirà diciotto anni, non farà la patente, non prenderà il diploma. Non diventerà grande. E' morto sgozzato. Non posso neanche immaginare il dolore della madre, di una madre che sa che gli ultimi istanti di suo figlio sono stati dolorosi e cruenti. Ma oggi, con quell'intervista, Ismaele è stato ucciso una seconda volta.
La ragazza per cui è stato ucciso è stata intervistata dal corriere. E ha calpestato la memoria di quel ragazzo che non aveva colpe se non forse quella di non aver capito di essersi preso una cotta per una ragazza così.
(QUI L'INTERVISTA)
I toni utilizzati non sono quelli di qualcuno che sa cos'è la sensibilità. Un ragazzo, il suo ragazzo, lega a una croce il suo "rivale" e lo sgozza e per tutta risposta lei sottolinea, più volte, che lui è un ragazzo dolce, che non voleva farlo. Che lui è il suo uomo e che lei lo aspetterà.
Ambra, spero che tu debba aspettare in eterno, perchè spero di vedere quel "dolce" ragazzo marcire in galera per il resto dei suoi anni.
Non solo ma dice anche:
Si spinge ben oltre. Dice anche:
No Ambra. Una vita è stata spezzata. Una sola. Ed è quella di Ismaele, un ragazzo di DICIASSETTE ANNI, che per la gelosia e per l'ignoranza dell'uomo che TU DIFENDI è stato legato a una croce ed è stato ucciso. Sgozzato. Come un animale. Peggio di un animale. Solo Ismaele ha avuto la vita spezzata, Ismaele e la sua famiglia. Tu, quel mostro del tuo fidanzato e il suo compare, le vostre vite riprenderanno, prima o poi. e questo non è giusto.
E' questo che mi fa INCAZZARE. In questa intervista sembra quasi che la vittima sia lei, lei e il suo Igli, che poverino non voleva farlo. Ma l'ha fatto.
E io non so come sinceramente una donna possa anche solo pensare di voler condividere qualsiasi cosa, in particolar modo il suo cuore, con un mostro del genere.
Ma visti i toni dell'intervista, vista la mancanza di sensibilità da parte della ragazza, forse capisco: vi meritate. Siete proprio due orrendi esseri (poco umani) che purtroppo, a differenza di Ismaele, hanno ancora la fortuna di vivere.
Vergogna!
La ragazza per cui è stato ucciso è stata intervistata dal corriere. E ha calpestato la memoria di quel ragazzo che non aveva colpe se non forse quella di non aver capito di essersi preso una cotta per una ragazza così.
(QUI L'INTERVISTA)
I toni utilizzati non sono quelli di qualcuno che sa cos'è la sensibilità. Un ragazzo, il suo ragazzo, lega a una croce il suo "rivale" e lo sgozza e per tutta risposta lei sottolinea, più volte, che lui è un ragazzo dolce, che non voleva farlo. Che lui è il suo uomo e che lei lo aspetterà.
Ambra, spero che tu debba aspettare in eterno, perchè spero di vedere quel "dolce" ragazzo marcire in galera per il resto dei suoi anni.
Non solo ma dice anche:
Cosa provo per la vittima e per la sua famiglia? Cosa vuole che le risponda: condoglianze. Stop, altro non ho da dire dopo tutte le cose che ho sentito in questi giorni.Non ho altro da dire? Cosa ne dici di provare a dire qualcosa tipo: il mio ragazzo è un mostro, ha ucciso un ragazzino per gelosia, è un assassino e deve essere punito, niente, NIENTE giustifica quello che Ismaele ha dovuto subire.
Si spinge ben oltre. Dice anche:
Era lui che ci provava. Non che mi telefonasse o facesse chissà cosa, ma se m’incontrava per strada dimostrava il suo interesse, mettiamola così
Come se questa fosse una giustificazione alla follia sanguinaria del suo fidanzato. Ma non finisce qui.
Ora è acqua passata, devo fare i conti con il mio futuro. La verità è che molte vite sono state spezzate
No Ambra. Una vita è stata spezzata. Una sola. Ed è quella di Ismaele, un ragazzo di DICIASSETTE ANNI, che per la gelosia e per l'ignoranza dell'uomo che TU DIFENDI è stato legato a una croce ed è stato ucciso. Sgozzato. Come un animale. Peggio di un animale. Solo Ismaele ha avuto la vita spezzata, Ismaele e la sua famiglia. Tu, quel mostro del tuo fidanzato e il suo compare, le vostre vite riprenderanno, prima o poi. e questo non è giusto.
E' questo che mi fa INCAZZARE. In questa intervista sembra quasi che la vittima sia lei, lei e il suo Igli, che poverino non voleva farlo. Ma l'ha fatto.
E io non so come sinceramente una donna possa anche solo pensare di voler condividere qualsiasi cosa, in particolar modo il suo cuore, con un mostro del genere.
Ma visti i toni dell'intervista, vista la mancanza di sensibilità da parte della ragazza, forse capisco: vi meritate. Siete proprio due orrendi esseri (poco umani) che purtroppo, a differenza di Ismaele, hanno ancora la fortuna di vivere.
Vergogna!
lunedì 25 maggio 2015
Sentinelle..... di cosa?
Salve, sono una ragazza libera, libera di pensare, di amare, di fare quello che vuole, libera di non dire agli altri quello che possono o non possono fare. Parlo a te, sentinella in piedi, a te che con tanto fervore ti batti per non far passare i matrimoni e le unioni delle persone dello stesso sesso. Parlo a te che pensi che la famiglia sia una sola: uomo, donna e bambino.
Siediti, prendiamo un caffé. Facciamo quattro chiacchere, se mai fosse possibile, dato che tu e la tua "gente" non parlate, non lanciate slogan e spesso non spiegate neanche chiaramente come il riconoscimento dell'amore di due persone dello stesso sesso vi influenzi la vita. Posso capire che nel tuo piccolo, oppure no non posso capire ma farò finta di, mondo fatto di pregiudizi e visioni unilaterali della vita non ci sia spazio per comprendere che così come tu ami il tuo partner, io amo il mio. O la mia in questo caso.
Adesso che l'Irlanda ha scelto di riconoscere le unioni omosessuali io mi chiedo: è questo un inizio? Presto si vedrà un'ondata arcobaleno che invaderà l'Europa? E allora cosa farai?
Comincerai a fare la sentinella davanti ai comuni dove i matrimoni verranno celebrati? A costo di rovinare la vita a due persone che si amano e che dopo tanto tempo finalmente sanno di poter dormire tranquille, perchè la legge le riconosce?
Sei sentinella. Ma sentinella di cosa?
Della famiglia tradizionale. Ma di quale?
Io vedo famiglia dove c'è amore.
Amore quello vero, non quello prevaricatore e violento che adesso è così diffuso in Italia.
Amore.
L'amore non ha genere. Non ha pronomi prestabiliti. L'amore è amore. E' amore tra due persone che si amano e che vogliono passare il resto della vita assieme. Due persone.
Due cervelli, due cuori, due paia di mani che si stringono e due occhi che guardano in due occhi pieni di amore.
Questa è la famiglia.
Se io dovessi un giorno decidere di mettermi con una ragazza, a te, sentinella, non tolgo nulla. Non rovino la tua famiglia, il tuo concetto di matrimonio, non ti obbligo a sposare un'altra donna o un altro uomo solo perchè il concetto di famiglia si è finalmente piegato alla realtà.
Tu che vai in piazza difendendo l'omofobia e dicendo che loro non sono degni di essere riconosciuti, fatti un esame di coscienza.
Io a te non tolgo nulla.
Tu a me stai togliendo la vita.
La possibilità di un futuro.
La possibilità, se dovesse succedermi qualcosa, di essere sicura che la decisione sarà presa da chi mi ama e pensa a me.
La possibilità di essere definite famiglia, se un giorno dovesse nascere un bambino.
Io a te non tolgo nulla. La tua famiglia tradizionale sarà sempre famiglia, i tuoi diritti saranno sempre riconosciuti.
Tu, a me, togli il diritto di amare. Fino in fondo.
Siediti, prendiamo un caffé. Facciamo quattro chiacchere, se mai fosse possibile, dato che tu e la tua "gente" non parlate, non lanciate slogan e spesso non spiegate neanche chiaramente come il riconoscimento dell'amore di due persone dello stesso sesso vi influenzi la vita. Posso capire che nel tuo piccolo, oppure no non posso capire ma farò finta di, mondo fatto di pregiudizi e visioni unilaterali della vita non ci sia spazio per comprendere che così come tu ami il tuo partner, io amo il mio. O la mia in questo caso.
Adesso che l'Irlanda ha scelto di riconoscere le unioni omosessuali io mi chiedo: è questo un inizio? Presto si vedrà un'ondata arcobaleno che invaderà l'Europa? E allora cosa farai?
Comincerai a fare la sentinella davanti ai comuni dove i matrimoni verranno celebrati? A costo di rovinare la vita a due persone che si amano e che dopo tanto tempo finalmente sanno di poter dormire tranquille, perchè la legge le riconosce?
Sei sentinella. Ma sentinella di cosa?
Della famiglia tradizionale. Ma di quale?
Io vedo famiglia dove c'è amore.
Amore quello vero, non quello prevaricatore e violento che adesso è così diffuso in Italia.
Amore.
L'amore non ha genere. Non ha pronomi prestabiliti. L'amore è amore. E' amore tra due persone che si amano e che vogliono passare il resto della vita assieme. Due persone.
Due cervelli, due cuori, due paia di mani che si stringono e due occhi che guardano in due occhi pieni di amore.
Questa è la famiglia.
Se io dovessi un giorno decidere di mettermi con una ragazza, a te, sentinella, non tolgo nulla. Non rovino la tua famiglia, il tuo concetto di matrimonio, non ti obbligo a sposare un'altra donna o un altro uomo solo perchè il concetto di famiglia si è finalmente piegato alla realtà.
Tu che vai in piazza difendendo l'omofobia e dicendo che loro non sono degni di essere riconosciuti, fatti un esame di coscienza.
Io a te non tolgo nulla.
Tu a me stai togliendo la vita.
La possibilità di un futuro.
La possibilità, se dovesse succedermi qualcosa, di essere sicura che la decisione sarà presa da chi mi ama e pensa a me.
La possibilità di essere definite famiglia, se un giorno dovesse nascere un bambino.
Io a te non tolgo nulla. La tua famiglia tradizionale sarà sempre famiglia, i tuoi diritti saranno sempre riconosciuti.
Tu, a me, togli il diritto di amare. Fino in fondo.
sabato 10 gennaio 2015
Non siamo tutti Charlie Hebdo.
Quello che è successo a Parigi mi ha profondamente scosso. Forse perchè è successo a pochi passi da noi, forse perchè a farne le spese sono stati uomini e donne che non avevano colpe, se non quelle di disegnare, di fare satira, di provocare una risata, ma anche di far riflettere. Naturalmente tutti hanno detto la loro a riguardo (ed è giusto che l'abbiano fatto, forse in nome di quella libertà che veniva difesa da Charb così strenuamente), ma molti credo che non abbiano ben capito la situazione.
L'hash tag più diffuso è JeSuisCharlie.
Ma noi non siamo tutti Charlie.
Ad esempio Matteo Salvini: tu non sei Charlie. Charlie Hebdo era un giornale che combatteva quotidianamente il razzismo che tu porti avanti come bandiera, fiero e ignorante nel tuo essere, il qualunquismo sprezzante, il generalizzare. Tu, Matteo Salvini, non sei Charlie.
Così come non sono Charlie tutti quelli che in questi giorni hanno subito urlato e invocato la guerra all'Islam, ai musulmani (tutti i musulmani, che facciamo pure differenze?), un intervento serio, forte, deciso. Voi non siete Charlie. Non tutti i musulmani sono terroristi. Non tutti i cristiani sono buoni.
Vi ricordate Anders Breivik? Norvegia, 2011?
No? Vi aiuto. Nel 2011 Anders Breivik si è reso responsabile della morte di 77 persone, prima piazzando delle bombe a Oslo e infine a Utoya dove ha sparato sulla folla. Una strage.
Era musulmano? No. Era un fondamentalista cristiano, anti-islam, anti- multiculturalista.
Memoria breve?
Pare di sì per molti.
Quelli che evidentemente non si ricordano, o meglio non si vogliono ricordare, non sono Charlie.
Il fondamentalismo, di qualsiasi religione si tratti, è sbagliato. Sempre.
Anche quello cristiano.
E non sono Charlie neanche tutti quelli che in questi giorni hanno postato quasi a portare a esempio le sue parole, la frase di Oriana Fallaci "Non tutti i musulmani sono terroristi,ma tutti i terroristi sono musulmani".
Una frase becera, razzista e assolutamente falsa.
Quanti terroristi di matrice ad esempio politica possiamo vedere?
Quanti slegati dalla religione?
Questa è una frase che vuole semplicemente giustificare l'essere razzisti.
Sei razzista, ma di questi giorni essere razzisti non è politically correct, si corre il rischio di venire contestati, allora citiamo Oriana Fallaci.
No.
Io non sono mai stata una fan della Fallaci. E' stata una grande giornalista? Sì. Mi piaceva? No, non ero d'accordo con le sue idee, con il suo atteggiamento e con il modo in cui esponeva il fondamentalismo al contrario che l'ha portata a dire quella frase.
Anche quello è fondamentalismo. Il pensare che esistano solo terroristi musulmani. Perchè solo l'Islam è una religione cruenta, violenta, misogina e cattiva.
Gente così non ha mai parlato con un vero musulmano. Mai.
Sono le stesse idee proposte dal Giornale, da Sallusti e dalla Santanché.
E soprattutto il Giornale che ha pubblicato un intelligentissimo articolo titolato "Questo è l'Islam".
No, caro Sallusti (caro per modo di dire ovviamente). Questo è razzismo.
Becero, insensato e ignorante razzismo.
Non siamo tutti Charlie Hebdo.
Certo che tutti possono provare rabbia e tristezza per quello che è successo.
E sono sicura che quelli che hanno pubblicato l'hash tag #JeSuisCharlie ci abbiano davvero creduto.
Ma bisogna affrontare la realtà: se non fosse successo quello che è successo molti non solo non avrebbero mai saputo neanche cos'era Charlie Hebdo, ma anche se fossero venuti a conoscenza di questa testata, l'avrebbero criticata aspramente, magari insultando i vignettisti che hanno perso la vita, perchè prendevano in giro la Chiesa, il razzismo, coloro che pensano che tutto alla fine sia colpa degli immigrati che invadono le nostre terre, rubando e uccidendo, senza dare un contributo alla società.
Il generalizzare divagante era una delle cose contro cui Charb si è battuto.
Non dobbiamo lamentarci poi se all'estero l'unica cosa che viene in mente quando si parla di Italiani è il termine mafioso.
Se tutti i musulmani sono terroristi, noi siamo tutti mafiosi. E corrotti.
L'hash tag più diffuso è JeSuisCharlie.
Ma noi non siamo tutti Charlie.
Ad esempio Matteo Salvini: tu non sei Charlie. Charlie Hebdo era un giornale che combatteva quotidianamente il razzismo che tu porti avanti come bandiera, fiero e ignorante nel tuo essere, il qualunquismo sprezzante, il generalizzare. Tu, Matteo Salvini, non sei Charlie.
Così come non sono Charlie tutti quelli che in questi giorni hanno subito urlato e invocato la guerra all'Islam, ai musulmani (tutti i musulmani, che facciamo pure differenze?), un intervento serio, forte, deciso. Voi non siete Charlie. Non tutti i musulmani sono terroristi. Non tutti i cristiani sono buoni.
Vi ricordate Anders Breivik? Norvegia, 2011?
No? Vi aiuto. Nel 2011 Anders Breivik si è reso responsabile della morte di 77 persone, prima piazzando delle bombe a Oslo e infine a Utoya dove ha sparato sulla folla. Una strage.
Era musulmano? No. Era un fondamentalista cristiano, anti-islam, anti- multiculturalista.
Memoria breve?
Pare di sì per molti.
Quelli che evidentemente non si ricordano, o meglio non si vogliono ricordare, non sono Charlie.
Il fondamentalismo, di qualsiasi religione si tratti, è sbagliato. Sempre.
Anche quello cristiano.
E non sono Charlie neanche tutti quelli che in questi giorni hanno postato quasi a portare a esempio le sue parole, la frase di Oriana Fallaci "Non tutti i musulmani sono terroristi,ma tutti i terroristi sono musulmani".
Una frase becera, razzista e assolutamente falsa.
Quanti terroristi di matrice ad esempio politica possiamo vedere?
Quanti slegati dalla religione?
Questa è una frase che vuole semplicemente giustificare l'essere razzisti.
Sei razzista, ma di questi giorni essere razzisti non è politically correct, si corre il rischio di venire contestati, allora citiamo Oriana Fallaci.
No.
Io non sono mai stata una fan della Fallaci. E' stata una grande giornalista? Sì. Mi piaceva? No, non ero d'accordo con le sue idee, con il suo atteggiamento e con il modo in cui esponeva il fondamentalismo al contrario che l'ha portata a dire quella frase.
Anche quello è fondamentalismo. Il pensare che esistano solo terroristi musulmani. Perchè solo l'Islam è una religione cruenta, violenta, misogina e cattiva.
Gente così non ha mai parlato con un vero musulmano. Mai.
Sono le stesse idee proposte dal Giornale, da Sallusti e dalla Santanché.
E soprattutto il Giornale che ha pubblicato un intelligentissimo articolo titolato "Questo è l'Islam".
No, caro Sallusti (caro per modo di dire ovviamente). Questo è razzismo.
Becero, insensato e ignorante razzismo.
Non siamo tutti Charlie Hebdo.
Certo che tutti possono provare rabbia e tristezza per quello che è successo.
E sono sicura che quelli che hanno pubblicato l'hash tag #JeSuisCharlie ci abbiano davvero creduto.
Ma bisogna affrontare la realtà: se non fosse successo quello che è successo molti non solo non avrebbero mai saputo neanche cos'era Charlie Hebdo, ma anche se fossero venuti a conoscenza di questa testata, l'avrebbero criticata aspramente, magari insultando i vignettisti che hanno perso la vita, perchè prendevano in giro la Chiesa, il razzismo, coloro che pensano che tutto alla fine sia colpa degli immigrati che invadono le nostre terre, rubando e uccidendo, senza dare un contributo alla società.
Il generalizzare divagante era una delle cose contro cui Charb si è battuto.
Non dobbiamo lamentarci poi se all'estero l'unica cosa che viene in mente quando si parla di Italiani è il termine mafioso.
Se tutti i musulmani sono terroristi, noi siamo tutti mafiosi. E corrotti.
mercoledì 7 gennaio 2015
Ciao Pino!
So di essere in ritardo, ma a volte ci vogliono alcuni giorni per realizzare, per elaborare, per mettere su carta. Pino Daniele se n'è andato. Per me è ancora strano dirlo, perchè con Pino io ci sono cresciuta.
Per me Pino Daniele è famiglia. Ci sono determinati artisti per me che mi ricordano mio padre, la mia famiglia: i Beatles, Mina, Frank Sinatra, Lucio Battisti e Pino Daniele.
Quando ero piccola e ci mettevamo in viaggio, spesso lunghi viaggi, magari verso il sud a trovare la famiglia di mio padre, o magari quel lunghissimo (veramente lunghissimo) viaggio verso la Spagna, mio padre, che è un grande amante della musica, metteva su della musica.
Io che ancora non possedevo un walkman, quando mi capitava riuscivo a rubare quello di mia sorella ma difficilmente capitava, ascoltavo e mi nutrivo di quello che mio padre mi donava.
E mi ricordo Pino Daniele. Mi ricordo la dolcezza di Napul'é, una canzone splendida, una poesia, che mi ricorderà sempre Napoli, una città che è parte di me, a cui appartiene metà del mio cuore. Mi ricordo quella canzone e l'atmosfera che riusciva a creare, un'atmosfera quasi magica. Chi ha visto Napoli sa che Pino aveva ragione.
E poi per me Pino ha rappresentato dei momenti splendidi con mio padre.
Specialmente quando, magari a notte fonde, mio padre prende la chitarra in mano e lo sento cantare, magari sottovoce. O quando questo succedeva sempre a Napoli, dopo la cena di Natale, quando mio zio Antonello e mio padre, assieme a mia zia Patrizia, si mettevano a cantare. E io rimanevo estasiata.
In silenzio ascoltavo e il mio cuore batteva forte, nel vedere un lato di mio padre che raramente mostrava, ma che è prezioso e unico.
Grazie Pino di tutti quei momenti.
Che la terra ti sia lieve.
Per me Pino Daniele è famiglia. Ci sono determinati artisti per me che mi ricordano mio padre, la mia famiglia: i Beatles, Mina, Frank Sinatra, Lucio Battisti e Pino Daniele.
Quando ero piccola e ci mettevamo in viaggio, spesso lunghi viaggi, magari verso il sud a trovare la famiglia di mio padre, o magari quel lunghissimo (veramente lunghissimo) viaggio verso la Spagna, mio padre, che è un grande amante della musica, metteva su della musica.
Io che ancora non possedevo un walkman, quando mi capitava riuscivo a rubare quello di mia sorella ma difficilmente capitava, ascoltavo e mi nutrivo di quello che mio padre mi donava.
E mi ricordo Pino Daniele. Mi ricordo la dolcezza di Napul'é, una canzone splendida, una poesia, che mi ricorderà sempre Napoli, una città che è parte di me, a cui appartiene metà del mio cuore. Mi ricordo quella canzone e l'atmosfera che riusciva a creare, un'atmosfera quasi magica. Chi ha visto Napoli sa che Pino aveva ragione.
E poi per me Pino ha rappresentato dei momenti splendidi con mio padre.
Specialmente quando, magari a notte fonde, mio padre prende la chitarra in mano e lo sento cantare, magari sottovoce. O quando questo succedeva sempre a Napoli, dopo la cena di Natale, quando mio zio Antonello e mio padre, assieme a mia zia Patrizia, si mettevano a cantare. E io rimanevo estasiata.
In silenzio ascoltavo e il mio cuore batteva forte, nel vedere un lato di mio padre che raramente mostrava, ma che è prezioso e unico.
Grazie Pino di tutti quei momenti.
Che la terra ti sia lieve.
lunedì 5 gennaio 2015
Due ragazze
Negli ultimi giorni si sta scatenando il solito putiferio da tastiera. Molti leoni mascherati dai loro computer infatti hanno passato gli ultimi giorni della loro esistenza a insultare le due ragazze volontarie rapite in Siria, per le quali è stato chiesto un riscatto di dieci milioni di euro (se non erro). Nonostante l'italiano medio sia solitamente essere nazionalista che tiene alla patria e ai suoi compatrioti, evidentemente non sono incluse due ragazze che vanno in Siria, un paese martoriato dalla guerra, per aiutare, mettendo a rischio la propria vita, è vero, ma con un intento degno di nota. Per loro non c'è nessun tipo di sentimento nazionale, o anche solo sentimento. Loro sono due sprovvedute, sono due idiote che potevano starsene a casa loro a fare la calza, invece che andare in quel paese pericoloso a portare aiuti a chi ne ha bisogno.
Sono due stronzette che potevano farsi i fatti loro e adesso.. Adesso noi dobbiamo sborsare i soldi per rilasciarle.
Questo, signori e signore, è l'italiano medio.
Quello che molto probabilmente, tra un insulto e l'altro, ha tirato fuori i marò, suggerendo di spendere i soldi per riportare a casa loro invece che le due ragazze.
Perchè? Sono l'unica davvero a pensare che i marò si meritino di stare in India, perchè hanno UCCISO dei pescatori e non c'è marò che tenga cavolo: se fosse stato il contrario, la gente avrebbe gridato di volere la testa dei militari indiani. Se fosse stato il contrario, se due militari indiani avessero ucciso dei pescatori italiani, la gente avrebbe voluto la loro testa su un piatto d'argento, con tanto di scuse del governo indiano.Non dite di no perchè è così.
Io non rivoglio i marò. Io voglio che vengano processati, condannati se colpevoli e che scontino la loro pena in India. Perchè hanno SBAGLIATO.
Per loro comunque lacrime, post su facebook e, per l'appunto, leoni da tastiera che urlano continuamente riportateli a casa.
Per due ragazze, due ragazze POCO PIù CHE VENTENNI, in mano a un gruppo armato che minaccia di ucciderle, solo odio.
Io non capisco. E forse non voglio capire.
Non voglio capire cosa spinge la gente a postare parole piene di odio verso queste due ragazze che di sicuro saranno spaventate, che ogni giorno sono in bilico tra la vita e la morte, che erano in quel paese per fare del bene. Cosa ve ne torna?
Sono andate in una zona pericolosa, è vero. A scapito della loro sicurezza, è vero. Ma c'è chi non si accontenta di mettere un like su un link su Facebook per sentirsi a posto con la propria coscienza. C'è chi sente di dover fare qualcosa di più, c'è chi sente di dover partire, lasciarsi alle spalle il calore della propria casa per cambiare il mondo.
C'è chi non si sente a posto semplicemente postando su un sito quattro righe, pensando beh la mia parte l'ho fatta. C'è chi parte.
C'è chi rischia.
E non lo fa chiedendo a te di partire. Lo fa mettendo la sua vita in pericolo. Ma non per questo non merita rispetto. Io penso ai genitori di queste ragazze che vedono l'odio crescere. Penso alle madri, che ogni sera guardano il letto vuoto delle loro figlie, con un nodo alla gola, chiedendosi se potranno mai riabbracciare le loro bambine, penso ai padri che si sentono morire all'idea che le loro figlie possano essere uccise. E penso a loro che vedono questi leoni da tastiera chiamare STRONZETTE le loro figlie. E penso che stiano morendo un po' dentro ogni qual volta uno di questi COGLIONI posta un intervento urlando al complotto, sparando fango su fango.
Gente, ma che razza di gente siete?
Sono due stronzette che potevano farsi i fatti loro e adesso.. Adesso noi dobbiamo sborsare i soldi per rilasciarle.
Questo, signori e signore, è l'italiano medio.
Quello che molto probabilmente, tra un insulto e l'altro, ha tirato fuori i marò, suggerendo di spendere i soldi per riportare a casa loro invece che le due ragazze.
Perchè? Sono l'unica davvero a pensare che i marò si meritino di stare in India, perchè hanno UCCISO dei pescatori e non c'è marò che tenga cavolo: se fosse stato il contrario, la gente avrebbe gridato di volere la testa dei militari indiani. Se fosse stato il contrario, se due militari indiani avessero ucciso dei pescatori italiani, la gente avrebbe voluto la loro testa su un piatto d'argento, con tanto di scuse del governo indiano.Non dite di no perchè è così.
Io non rivoglio i marò. Io voglio che vengano processati, condannati se colpevoli e che scontino la loro pena in India. Perchè hanno SBAGLIATO.
Per loro comunque lacrime, post su facebook e, per l'appunto, leoni da tastiera che urlano continuamente riportateli a casa.
Per due ragazze, due ragazze POCO PIù CHE VENTENNI, in mano a un gruppo armato che minaccia di ucciderle, solo odio.
Io non capisco. E forse non voglio capire.
Non voglio capire cosa spinge la gente a postare parole piene di odio verso queste due ragazze che di sicuro saranno spaventate, che ogni giorno sono in bilico tra la vita e la morte, che erano in quel paese per fare del bene. Cosa ve ne torna?
Sono andate in una zona pericolosa, è vero. A scapito della loro sicurezza, è vero. Ma c'è chi non si accontenta di mettere un like su un link su Facebook per sentirsi a posto con la propria coscienza. C'è chi sente di dover fare qualcosa di più, c'è chi sente di dover partire, lasciarsi alle spalle il calore della propria casa per cambiare il mondo.
C'è chi non si sente a posto semplicemente postando su un sito quattro righe, pensando beh la mia parte l'ho fatta. C'è chi parte.
C'è chi rischia.
E non lo fa chiedendo a te di partire. Lo fa mettendo la sua vita in pericolo. Ma non per questo non merita rispetto. Io penso ai genitori di queste ragazze che vedono l'odio crescere. Penso alle madri, che ogni sera guardano il letto vuoto delle loro figlie, con un nodo alla gola, chiedendosi se potranno mai riabbracciare le loro bambine, penso ai padri che si sentono morire all'idea che le loro figlie possano essere uccise. E penso a loro che vedono questi leoni da tastiera chiamare STRONZETTE le loro figlie. E penso che stiano morendo un po' dentro ogni qual volta uno di questi COGLIONI posta un intervento urlando al complotto, sparando fango su fango.
Gente, ma che razza di gente siete?
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