domenica 21 agosto 2016

Lacrime d'argento

Scrivo quando ancora brucia. Scrivo quando ancora sento le lacrime in gola per la rabbia. Scrivo ancora fresca di partita. Solo poco fa ho visto quell'ultimo pallone cadere e chiudere la partita che doveva sconfiggere la maledizione dell'oro. Ma così non è stato.
Scrivo perché sento quell'argento bruciare sui nostri petti, bruciare perché ho visto i nostri guerrieri battersi e perdere nell'arena brasiliana. Ci ho sperato fino all'ultimo pallone. Ho sperato, ci ho creduto e con loro sono crollata in lacrime quando l'oro ci è scivolato tra le mani per finire al collo della squadra brasiliana. Ho visto Juantorena piangere e ho pianto con lui. Ho visto Giannelli, così giovane, ancora così piccolo, quasi da voler proteggere e ho visto l'ombra della delusione. Ho visto il nostro Zar e i suoi occhi di ghiaccio sciogliersi, le sue labbra accennare un sorriso, ma dietro la sua maschera ho riconosciuto la delusione di chi voleva quell'oro come nessun altro.
Non voglio parlare di punti rubati. Non voglio.
Non voglio perché il Brasile, magari, forse, avrebbe vinto comunque.
Ma quell'ombra che oscura lo scintillio della loro medaglia sarà per sempre lì. Non se ne andrà mai. Rimarrà lì, così come rimarrà quell'argento che brucia, ma che è solo un inizio. Un inizio per qualcosa di meglio. Di migliore. Di più importante.
Quello che avevamo solo un anno fa era una squadra che non poteva avanzare. Chicco Blengini ha preso le redini della nostra nazionale e ci ha fatto arrivare fino a qui.
Voglio, anche se fresca di sconfitta, ricordare questo giorno come il giorno in cui ho visto una nazionale con la voglia di vincere.
Fa male. Sì, fa tanto male. Non riuscivano a sorridere i nostri ragazzi, ma chi lo avrebbe fatto?
Eppure dovrebbero.
L'ho detto e lo ripeto questo argento vale come un oro, questa squadra ha dimostrato tanto e noi siamo pronti a ripartire.
Possiamo piangere. E piangeremo.
Possiamo incazzarci.
Possiamo lamentarci di quei punti, ma alla fine conta solo una cosa: i nostri guerrieri e dove sono arrivati. Non sono in questa partita. In tutte le partite che hanno fatto e vinto e, sì perché no, anche quelle in cui hanno perso, hanno dimostrato qualcosa. La squadra.
Sono lacrime d'argento, argento vivo, prezioso, che non rimane tale. Si modifica, si evolve, cambia e forse, chissà, presto diventerà oro.
Crederci sempre.
Per sempre.
Grazie per le grandi emozioni.
Argento, sì, ma a testa alta.
Più alta dell'oro.
Vorrei chiudere con una citazione.
Una delle mie preferite:

 Non tutto quel ch'è oro brilla,
Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch'è forte non s'aggrinza,
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L'ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta,
E re quei ch'è senza corona. 

(JRR Tolkien) 

giovedì 25 febbraio 2016

L'Italia Incivile

Testimone la mia famiglia, qualche settimana fa dissi che la legge Cirinnà non sarebbe mai passata. Non in questo paese, non con questi politici, non con queste "menti" al governo.
Quello che oggi è successo è andato al di là delle più nere previsioni: la legge denaturata, svilita, stuprata e privata di una delle sue ragion d'essere è stata approvata in Senato. 173 sì.
Peccato che non ci sia nulla da festeggiare. Quelli che adesso sbandiereranno l'arcobaleno e diranno "E' un inizio" non capiscono forse che questo non è un inizio: è la conclusione.
La becera conclusione di una battaglia che sapevamo bene di non poter vincere.
E sì che io quasi ci credevo in Monica Cirinnà: le sue parole mi sembravano sincere, il suo impegno concreto. Voleva davvero cambiare le cose, rendere questo paese un po' più civile, avvicinarlo al mondo moderno, aprire ai cittadini che di fatto vengono considerati di serie B i diritti che GLI SPETTANO proprio secondo la nostra Costituzione.
Ma tutto è svanito nel momento in cui si è mediato, nel momento in cui i diritti, che per loro stessa natura non possono essere comprati, non questo genere di diritti, sono stati MERCIFICATI per un pugno di voti e per un posto su una sedia in Parlamento.
Non ci saranno altre leggi.
Non ci saranno leggi sulla stepchild adoption.
Non ci saranno leggi che correggeranno o miglioreranno la legge Cirinnà.
Questo non è un inizio: è la fine.
La fine di una speranza, la fine di una battaglia persa in partenza.
Hanno vinto quelli che dicevano che gli omosessuali sono contro natura, che non sono famiglie quelle non composte da una madre e un padre, quelli che al Family Day, al giorno della famiglia per me sempre simbolo di amore, hanno urlato parole di odio e discriminazione. Parole omofobe e piene di rancore. Parole che nulla hanno a che fare con la famiglia.
Quegli stessi che dicevano TUTELIAMO I BAMBINI, ecco, i bambini adesso non saranno più tutelati.
Non c'è nulla da festeggiare oggi.
Non c'è nulla da festeggiare se credete davvero nell'uguaglianza, se credete di voler vivere in un paese dove siamo tutti uguali.
Non ci sono arcobaleni che tengano.
Questa legge è un contentino.
E' una battaglia persa.
E' l'ennesima dimostrazione che viviamo in un paese incivile dove i diritti del popolo sono merce di scambio per i voti in parlamento.
L'Italia resterà un paese incivile.

domenica 31 gennaio 2016

La realtà della famiglia

Sono una ragazza single di 28 anni, eterosessuale.
Vorrei un giorno avere una famiglia, magari un figlio, anche se non mi sento portata ad essere madre. Ma per ora sono single e così voglio rimanere. Per me sarebbe facile però mettere su una famiglia: mi piacciono gli uomini, mi piacerebbe sposarmi, rientrerei quindi nei canoni ritenuti "normali" da questa società. Per ora però non ho trovato un uomo che rientrasse nei miei canoni.
Io, single ed eterosessuale, agnostica, mi guardo attorno. E guardandomi attorno, mi sento uno schifo. Vedo attorno a me realtà che non vengono riconosciute, che non vengono chiamate famiglie, che vengono additate e discriminate perché alcuni pretendono di applicare a tutti i propri canoni.
E' come se io decidessi di improvviso che no per me quelli che ascoltano Gigi D'Alessio non dovrebbero avere l'occasioni di riprodursi. Non è famiglia, è tortura.
Oppure dicessi: no quelli che vanno in giro alla Fabrizio Corona credendo di essere fighi non dovrebbero potersi sposare e non dovrebbero essere riconosciute come coppie di fatto quelle che hanno per metà uno di questi soggetti.
Non fate adottare il figlio naturale del partner a chi si fa i selfie tutto il giorno e li posta su instagram.
Stupido vero?
E' la stessa cosa.
La legge Cirinnà non parla di adozioni al di fuori della coppia dove almeno uno dei genitori è genitore naturale, biologico. Non parla di utero in affitto. Non parla di niente del genere.
Parla di realtà.
Parla di civiltà.
Parla di amore che viene definito di serie b. Sono unioni che ci sono, persone che si amano, che hanno il sacrosanto diritto di avere una legge che li tuteli. Perché non esiste da nessuna parte, in nessun paese definito civile che non possano avere dei diritti perché hanno inclinazioni sessuali diverse dalle vostre. E' questione di essere diversi. E' questione che siamo diversi. Siamo tutti diversi e basare i diritti di qualcuno sui VOSTRI GUSTI è come gli esempi che facevo sopra.
Stupido. Insensato. Criminale.
E' ora di riconoscere quello che già c'è.
Cosa? Dobbiamo tutelare i bambini?
E' per questo che la legge Cirinnà deve essere varata.
Fermo. So cosa stai per dire, ma segui le mie parole.
Immagina un bambino. Si chiama... Carlo. Ha 9 anni e due mamme. Carlo è felice. E' amato. Le sue due mamme sono riuscite a crescerlo senza che i pregiudizi della gente potessero intaccare il suo sorriso.
Carlo è seduto in salotto e disegna, quando la sua mamma numero 2, Luisa, risponde al telefono. Le lacrime le rigano il viso. Lei piange e abbraccia Carlo, lo abbraccia forte. "Carlo.." "Mamma cosa succede?" La sua voce innocente si incrina. Non capisce. "La mamma... Francesca.. Te... te lo ricordi cosa è successo alla nonna?" "E' volata in cielo.." Risponde lui angelico. Lei annuisce. "Adesso... adesso anche la mamma è volata in cielo... perché.. era così buona... era un angelo.." Lo abbraccia di nuovo e lo tiene stretto.
Passano i mesi e Carlo, che ha detto addio alla sua mamma, quella che l'ha portato in grembo, adesso non capisce perché deve andare via anche da mamma Luisa. E Luisa è arrabbiata, non sa cosa fare. Ma lei non è la madre naturale, non l'ha adottato, non ha diritti. E siccome Carlo non ha altri parenti, verrà trasferito in un orfanotrofio o in una casa famiglia.
Quando aveva una mamma che viveva per lui. Che gli voleva bene e che tutte le sere gli metteva la lucina perché aveva paura del buio.
La legge Cirinnà è tutela del bambino.
E' tutela della vita.
Tutela dell'amore.
Voi del family day, che sostenete di voler proteggere la famiglia, signori anche questa è la famiglia. E voi potete non crederci. Potete sostenere che secondo la vostra morale non possono esserci due genitori dello stesso sesso, ma la realtà è che la famiglia è anche questa. E' così.
Potete essere contro, ma questa è la realtà.
Ed è ora che anche loro abbiano dei diritti.
Che nulla tolgono a voi. La legge Cirinnà non vi obbliga a sposarvi con una donna se siete donne o con un uomo se siete uomini. Non vi ruba i figli per darli alle famiglie arcobaleno e non vi toglie i bambini dalle mani se state cercando di adottare.
Riconosce solo la pura e semplice realtà.
Che il mondo è cambiato. Che la società va avanti. Anche senza di voi.
Il mondo è questo. Famiglie arcobaleno e non, famiglie tradizionali con mamma e papà e famiglie formate solo da un genitore single.
Ma chi siete voi per dire che non sono famiglie?

domenica 24 gennaio 2016

Lasciarsi senza rotture

.......ovvero cosa fare e non fare appena ci si è lasciati.
Dettato dall'esperienza, sapendo che per ognuno è diverso, ma che forse questo potrà aiutare le future donzelle e i futuri giovanotti.


  1. TAGLIATE I RAPPORTI
    Mi spiace ma non esiste rimanere amici degli ex. Non esiste continuare a sentirvi, messaggiare, ridere, scherzare, perché tanto, alla fine, si rosica e si soffre. Un taglio netto. 
  2. CANCELLA OGNI SUA TRACCIA
    No. Non tenere le sue foto perché "Stavate tanto bene assieme", smettila di indossare la catenina che ti ha regalato per il vostro anniversario. Non serve a niente, ti farà solo stare peggio e ti renderà il distacco ancora più difficile. 
  3. NON CERCARLO/LA
    Avete rotto? Bene, ci sarà un motivo. Ti manca, lo capisco, gli/le hai voluto bene, ma se è finita c'è un motivo. Se lo/la cerchi continuerai a ricadere nel loop del rimpianto. 
  4. NON COLPEVOLIZZARTI
    Non oltre il dovuto. Certo che sei ti ha trovato nel bel mezzo di un incontro fisico con qualcuno che non era lui/lei, forse dovresti farti un paio di domande. Ma non ha senso continuare a dirsi "Ho sbagliato, è tutta colpa mia, oddio..." Le storie finiscono e noi siamo umani. Sbagliamo, facciamo errori e basta. Consapevoli del passato, i nostri errori non devono bloccarci. Vai oltre. Guarda a quello che di positivo c'è in te. 
  5. NON CHIUDERTI
    Chiuderti in una stanza a piangere, ascoltando la vostra canzone, ti renderà solo il trapasso più difficile. Cambia musica. In tutti i sensi. Ascolta quello che è tuo, esci con gli amici, guarda alla vita che avevi prima di lui/lei. Scrivi, dipingi, lavora, impegna la mente. Piano piano il dolore verrà sostituito dal sollievo. 
  6. NON VERGOGNARTI DI PIANGERE
    Lo facciamo tutti. Piangere aiuta, ti sfoghi, butti fuori quello che di brutto senti dentro. Tenerlo dentro ti farà solo peggio. E' come tenere in frigorifero un pezzo di carne. A lungo si guasta, diventa marcio e infesta ogni cosa. Tira fuori il dolore. 
  7. NON ANDARE A SBIRCIARE
    Bloccalo/la su facebook, instagram e ogni social che conosci. Andare a sbirciare è solo pura tortura. Autolesionismo psicologico. Ti fai del male, magari vai pensando che lui sarà triste e solo, magari speri di leggere invocazioni agli dei per farti tornare. Non pensarci. Non serve. Non farti del male. Vai oltre. 
  8. DATTI TEMPO
    Il tempo cura ogni male, ma soprattutto ti impedisce di fare cazzate. Aspetta e prenditi il tempo necessario per capire che stare soli non è una vergogna e che quando starai con qualcuno ci starai perché vuoi starci, non perché hai paura di stare solo/a. 
  9. NON PUOI CAMBIARE IL PASSATO
    ... ma puoi cambiare il tuo presente. Puoi e devi. Per te, non per gli altri. 
  10. NON TI MERITA
    Magari è una frase inflazionata, ma è vero. Chi non ti vuole, non vede quello che sei. E se non lo vede non lo merita. Va dietro a un'altra, peggio per lui. Tutti abbiamo un valore, questo non vuol dire che tutti sappiano riconoscere quel valore. Ma c'è chi saprà farlo. 
E l'undicesima regola è quella d'oro: VIVI. Perché per tutti viene quel momento perfetto in cui finalmente lo rivedi, lo incontri e allora potrai sorridere e ringraziare per non aver sprecato troppo tempo e aver ripreso in mano la tua vita.
Andiamo avanti.
E che lui vada a fanculo.