Oggi parlo di un tema serio. L'italiano morboso. E' infatti di questi ultimi anni un nuovo, morboso atteggiamento italiano verso la cronaca nera che sta raggiungendo livelli davvero infimi.
La cronaca nera è diventata ormai molto più che semplice cronaca nera: il giornalista si trasforma quasi in investigatore, cercando di reperire ogni sorta di particolare scabroso, ricordo scioccante, interroga vicini, parenti, amici, conoscenti, datori di lavoro, qualsiasi persona gli possa fornire il più nero dettaglio da sbattere in prima pagina.
Recentemente è anche venuta all'attenzione del popolo il fatto che Barbara D'Urso (che potremmo considerare la regina del morboso in Italia) stia davvero superando ogni limite.
Adesso ve ne accorgete?
ADESSO?
Torniamo indietro di qualche anno, precisamente di 12 anni fa quando l'Italia si svegliò scioccata a seguito dell'omicidio di un bambino di tre anni. Il delitto di Cogne. Anna Maria Franzoni. Quante volte Vespa ne ha parlato a Porta a Porta? Vi ricordate il famoso plastico che Vespa faceva vedere? Perchè lì nessuno ha mai parlato? Perchè nessuno ha mai fatto notare il morboso dietro quel plastico e tutti quegli psicologi che in fondo in fondo potevano trovare un modo migliore per impiegare il loro tempo che andare a Porta a Porta a parlare di un crimine così complesso.
Oppure torniamo indietro nel 2010, il Delitto di Avetrana, Sarah Scazzi, la ragazza di quindici anni strangolata dai parenti, a quanto pare. Quanto clamore? Quante interviste? Quanti articoli, speciali, paginoni centrali su ogni quotidiano sono stati fatti?
E ammettetelo: quanti di voi se li sono letti e visti?
Il punto è che il lato morboso di questi fenomeni, di cui potrei continuare la lista, è un lato senza dimensione. Nella maggior parte dei casi questi articoli o questi speciali non danno in realtà alcun tipo di notizia. L'unica cosa che fanno è nutrire l'immaginario dell'italiano medio e dei forcaioli che passano le ore su Facebook e simili gridando alla gogna per ogni colpevole, giustizialisti senza capo nè coda che hanno accanto a loro, nella loro piccola stanzetta, il forcone lucido e pronto per prendere parte alla folla che vorrebbe linciare il colpevole di turno.
Senza considerare che i crimini, specialmente quelli per cui la gente si indigna (ed è giusto indignarsi, ma non superare quella sottile linea tra indignarsi e urlare alla pena di morte), non sono né di semplice risoluzione, né tanto meno di semplice COMPRENSIONE.
E' facile infatti dire "assassina! meriti la pena di morte! Dovresti morire!" a una madre che uccide il proprio figlio. Ma quello che ho imparato grazie a un grande professore che adesso, purtroppo, non c'è più, è che i delitti non sono mai così semplici.
Ed è quello che è successo nel caso più recente in cui la probabile colpevole, una madre, è stata messa sulla gogna senza in realtà prendere in considerazione che probabilmente dietro quella madre c'è una malattia. Che in molti avevano visto e che in molti avevano ignorato. Non è una giustificazione. Rimane un delitto orribile, ma la gente finalmente, almeno alcune persone, ha finalmente messo giù il forcone e ha detto "Hey, però.. Non è così semplice..."
E mentre finalmente alcuni giornali hanno cominciato a capire che questa curiosità morbosa sta arrivando al limite, programmi come quelli condotti da Barbara D'Urso non fanno altro che paragonare il gossip di veline e calciatori a delitti complessi che non avrebbero ragion d'essere in uno studio dove poco prima si è parlato "Dell'ultimo amore di sto cazzo".
Sfruttano solo il dolore. Sfruttano l'empatia della gente, di quella gente che non capisce che fondamentalmente alla D'Urso non frega un beneamato cazzo delle persone di cui sfrutta gli avvenimenti dolorosi, non frega nulla delle lacrime, delle vite, delle morti.
Cerca solo ascolti.
Ma... non atteggiamoci come se questo fenomeno sia saltato fuori solo adesso.
Che sia solo lei a farlo.
Tutti lo fanno.
Tutti sfruttano dolore e morte per gli ascolti.
Solo adesso vedo gente indignata. Perchè?
Solo adesso vedo gente che storce il naso per questi programmi.
Perchè?
Lo sfruttamento della curiosità morbosa è da anni ormai che circola.
Vogliamo ricordarci del Delitto di Erba? Dove tutti saltarono addosso al padre marocchino (perchè, diciamolo avanti, aveva l'unica colpa di essere marocchino) e poi alla fine i colpevoli erano i due vicini, italiani, perbene, all'apparenza normali?
Allora smettiamola noi, in primis. Smettiamola di fare i forcaioli su facebook. Smettiamola di calarci nelle vesti di investigatori e pubblici ministeri, urlando al colpevole.
E voi giornalisti, fate i giornalisti. Non gli investigatori. Non sfamate la curiosità morbosa che c'è in ognuno di noi.
Piano piano ci disintossicheremo e forse riusciremo a vivere in un mondo in cui la morte non sarà motivo di ascolto in tv.
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