lunedì 1 aprile 2019

The Dirt : Should handle with care

A big warning: if you have a weak stomach, you shouldn't watch this movie. If you're one of those bigots who can't go beyond their noses, you shouldn't watch this movie.
If you're a crue head like me you should watch this movie. You really should.
I am a big crue fans. I've been for a long time, their music is like religion to me. I love Nikki Sixx, he's like my favorite musician and beyond he is one of my favorite persons. He never NEVER EVER tried to be what he wasn't. He never pretended. Never faked.
What you see is what you get with him.
And so with the movie.
I was worried. As I said I am a big Nikki fan. I was very concerned about the actor chosen for his role. To be honest, I was like whoever they will choose will not be enough. Nikki is unique. He has a certain attitude, a certain melancholy, a certain shade in him that's impossible to duplicate.
So I began to watch the movie knowing that I was going to be disappointed.
Well I was wrong. Douglas Booth did a hell of a job.
I knew him before. I've seen him in few things, but I gotta say he left me speechless. As I said Nikki is not an easy character to portrait. Beyond the character in public, on stage, Nikki has a certain melancholy in his eyes, the way he talks, the way he lives that is so hard to do.
I think Douglas captured the essence of Nikki and made him eternal. Beyond the look, the way he talked, the way he would just stand there, with that sadness in his eyes.. he did a great job. Chapeau.
I was positively impressed by all the actors I gotta say. For example Richard Colson Baker captured the naive essence of Tommy Lee. Now I know what you're thinking: Naive? Tommy Lee? If you think so, you have never read the book about Motley Crue.
Read it. You will understand the child like soul Tommy had. And maybe still has.
It's like a child, a little boy with sparkling eyes looking around. And wow he did it.
But who impressed me the most was Iwan Rheon.
Now I am a huge fan of his. He's a great actor, I think a bit underestimated. He's very talented.
Portraing Mick Mars is not an easy task. Again.
But there's a reason. Now portraing Nikki Sixx is hard, but he's under the lights. Nikki is a character.
While Mick is the one a bit in the shadow. The one who doesn't talk much, he does that only when it's necessary. Playing this part and leaving a mark is a hard task. And Iwan made it all the way.
Not many lines, few moments, but those moments you have them marked on your skin. It's not easy. But Iwan did it.
Now to the movie.
The risk of this movie was that it was maybe going to be too excessive. The risk of falling toward ridicule. Too much exaggeration.
Balance, on the other hand, is not a word that relies in the Crue's story. No balance, it would be heresy.
Jeff Tremaine had something very difficult on his hands. He had a story of a band that made its history on excess: drugs, alcohol, girls, everything beyond the limit.
How can you find the right balance to tell a story without falling into the ridicule?
Jeff found the right key. He simply told what was to tell: he simply showed the Crue, nothing more nothing less. What he offered was the truth, whether you wanted it or not, he put on the screen what happened and he did it with class. Of course, class within the story: not elegance, but the Motley Crue class.
Do not expect this movie to be right. Do not expect this movie to be politically correct: if you want one, change movie.
If you wanna see a little bit of what Motley Crue were, if you wanna take a hint and see what the golden, rotten, rock world of Motley Crue was, you gotta see this movie.
I appreciated one thing.
The honesty of the movie. The choice of showing crude scenes such as Nikki doing heroin was brave. Most people would have skipped that or maybe they would have moved the camera from the needle.
Instead they decided to show the truth. I appreciated it because that is the sign of what Motley really are: they are no fucking dolls, no rock and roll stars placed there to show you only their good side.
Nikki shows the rotten world of what was like to be him in the 80s.
It's crude. It's real. It's the pure fucking truth.
Now you can say it's a horrible scene. You can say it's too raw to show, but without scenes like these ones the movie would have been... not Crue at all.
Because as a fan I can say that you love them for their music but you also love the fact that they are who they are.
Nikki never faked. he never pretended to be some saint. He actually used his story to help others. He wrote a book and showed people what heroin is about and showed how gruesome it can be.
He never sweetened a thing. He offered you the truth.
You can accept it or not, that is your choice.
But as everything in the Crue's story, this movie is raw and savage and it fucking rocks.

Kneel down ye sinners to
Streetwise religion
Greed's been crowned the new King
Hollywood dream teens
Yesterday's trash queens
Save the blessings for the final ring Amen!

domenica 20 maggio 2018

E' sport!

Lo sport in casa mia si è sempre respirato. Che fosse calcio, basket, pallavolo o tennis, ho sempre visto la passione per la palla in casa mia. Principalmente da mio padre, ma anche mia madre aveva le sue passioni. Certo lei era più sanguigna: una convinta interista che amava chi amava e sì, ne sapeva di tecnica ma la sua passione veniva dal cuore.
Papà invece per me è sempre stato l'esperto: anche in lui si vede la passione per lo sport, infatti in un universo alternativo lo vedo indossare una divisa da portiere oppure direttamente da coach. Sarebbe stato un grande coach. Di quelli che durante il break stanno in piedi tra i loro giocatori e sembrano posseduti da un virus letale e incitano i loro giocatori con passione.
Passione. Ecco... Fin da piccola il calcio non è mai stato una grande passione per me. Non so perché, mi piace guardarlo, ma non ho la costanza di seguirlo. Nata e cresciuta interista, sono passata al nemico a 11 anni, quando l'Inter perse l'ennesimo scudetto contro la Juve. Lo so, poco professionale, ma io mi definisco e sono una tifosa di calcio all'acqua di rose.

Preferisco la pallavolo, il basket e il tennis. Mi prendono di più. Ecco, il basket. Sono cresciuta andando a guardare l'Olimpia quando ancora non si chiamava Olimpia. Mi affascinava il basket: i giocatori che con quell'abilità mandavano la palla a canestro, che saltavano come se stessero volando. Quei movimenti veloci di palla tra giocatore e giocatore (che ogni tanto mi faceva persino perdere di vista la palla). Mi piaceva. Ma io sono bastian contrario. E se mio padre ha sempre tifato LA Lakers, io mi innamorai dei Boston Celtics. Ero piccola, forse mi innamorai dei quadrifogli sulla maglietta che era stata regalata come scherzo a mio padre, forse semplicemente volevo distinguermi. Ma l'amore per i Celtics non è mai morto anzi è cresciuto.

Ed ecco qui adesso, siamo ai play off. Reduce da una notte in bianco per vedere la diretta di gara 3, con grande disappunto, ne esco alquanto.. contrastata. I Celtics hanno giocato con i Cavaliers ieri. La squadra del mito Lebron James. The King. E mentre non posso fare altro che piegarmi all'inevitabile verità, ovvero che James sia più che un virtuoso giocatore, ma un vero e proprio mago in campo, io sono bastian contrario. E' nella mia natura. Lo so, è fastidioso, ma è nella mia natura. Per quanto io non possa rifiutarmi di applaudire i magici tiri di King James, il mio occhio ieri si è posato su un altro giocatore dei Cavaliers che ci ha dato filo da torcere, in sordina, in silenzio, ma con grandi risultati: Kevin Love. 2 metri e 08 di altezza, 114 chili, un talento modesto e interessante che ha piazzato sia in gara 2 che in gara 3 dei gran punti. Ma che, e credo sia questo che me lo fa piacere più di King James, gioca in squadra. Ho visto un giocatore dei Cavaliers, con i Cavaliers.

Perché alla fine il basket mi piace per questo: 11 giocatori che giocano assieme e che insieme piazzano la palla e difendono il canestro. Ieri i Boston hanno fatto squadra: hanno giocato tutti male. Ho visto un barlume di speranza in Baynes, ma non può fare tutto da solo. Così come James non può pensare di tirare i Cavaliers da solo. Ieri i Cavs hanno vinto perché James ha si piazzato palloni da mago, ma non ha fatto il re. Non si può fare il re, non da solo, non in questo sport. Per questo mi piace Love, mi piace perché fa squadra. Mentre tutti applaudono James e si dimenticano del resto della squadra, io voglio far presente che la squadra ha vinto e che James ha si piazzato 27 punti, ma da solo non sarebbe andato da nessuna parte.

E' come nella pallavolo: puoi avere degli ottimi martelli, ma se non c'è un buon regista, dei buoni centrali, se manca il muro, non vai da nessuna parte. Mi piace la squadra, mi piace il sistema di squadra quando vedi la palla volare di mano in mano e piazzarla bene, servirla per poi schiacciarla con forza sul campo avversario. King James non gioca da solo. Ieri notte la cronaca di Sky Sport era solo per lui: a malapena nominavano gli altri giocatori e mi sembra ridicolo.
Ripeto: è un giocatore fortissimo. Vederlo giocare fa venire i brividi: ma non è solo.
Cerchiamo di ricordarci questo. Basta corone. O se le vogliamo mettiamone 11.
E diamone una a Love, che ha giocato bene senza essere troppo presuntuoso.
E' uno sport di squadra, non una gara di popolarità.
E' sport.

mercoledì 21 febbraio 2018

Auguri Papà

Stamattina mi sono alzata e ho cominciato a spulciare le foto di mio padre. Il tentativo era quello di trovarne almeno tre insieme per poter fare qualcosa di speciale, ma è fallito miseramente. Allora ho pensato che la cosa migliore fosse quella di dedicare a mio padre quello che so fare meglio: scrivere. Le mie parole sono quello che ho di più importante, di più prezioso. Le stringo tra le mani, le sento vibrare, ma oggi sono tutte per lui.

Harry Potter si è sentito dire per tutta la vita che era il ritratto di suo padre, ma... gli occhi gli occhi erano della madre. Quella frase mi ha sempre fatto pensare a mio padre perché fin da piccola ho sempre sentito tutti dire "Ah Enzo.. è il tuo ritratto."
Io non gliel'ho mai confessato... Lo faccio adesso...
Papà... un sacco di volte, anche da bambina, mi sono alzata sulla punta dei piedi e mi sono guardata nello specchio.. e ti ho cercato. Ho cercato i tuoi occhi profondi. Ho cercato il contorno del tuo viso. I tuoi colori.

Ho cercato le tue ombre.

E' come un passo obbligato, per ogni figlio.
Quello specchio è come un libro.
Un libro che si arricchisce ogni singolo giorno e ogni anno sembra crescere.
E' cresciuto il nostro libro, papà.

E' cresciuto da quando ero alle elementari e ti correvo incontro la sera, quando tornavi dal lavoro. Ti saltavo in braccio, sentivo il tuo profumo e il colletto inamidato della camicia.

E' cresciuto da quando ero al liceo e cozzavamo, testa contro testa.
Perché non sono solo i tuoi colori che porto addosso, è il tuo carattere che mi scorre dentro.

Mi ricordo quando ti stavo in braccio.
E quando invece ci dividevamo una sigaretta, in silenzio.

Il punto è che sì, lo ammetto sono il tuo ritratto.
Per quanto ci sia una pennellata di mamma, guardo le nostre foto e vedo gli occhi splendere nello stesso modo.
E so che ti porterò dentro dovunque sarò.
Qualunque cosa farò.
E ogni 21 febbraio sarà il tuo giorno.
Ti voglio bene papà.
Buon compleanno.
Titti.


Capodanno con l’uomo più importante della mia vita... Papo ❤️

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giovedì 18 maggio 2017

Chris

E' come se piovesse...
Il tetto vecchio della mia anima, goccia dopo goccia sprofonda.
L'acqua filtra e sento il dolore di questa perdita.
E' da quando mi sono alzata che ascolto la voce di Chris, sapendo che non canterà più. Sapendo che quella voce è persa per sempre, registrata sì, ma persa la sua essenza.
Chris Cornell è morto.
Fa schifo questa morte arrivata troppo presto. Appena 52 anni.
Ma anche se ne avesse avuti 70, sarebbe stata tragica nello stesso modo.
Perché la morte ci travolge e non lascia niente dietro di sé.
No.. qualcosa lascia. La disperazione.
Ci chiediamo perché? Perché lui? Perché un'altra splendida voce, un altro rappresentante della musica vera, della musica fatta per fare musica. Non per vendere. Per suonare.
Per raccontare una storia.
La verità è che un perché non esiste.
E anche se esistesse, non ci sarebbe d'aiuto.
Anche se ci fosse, non sarebbe sufficiente.
Anche se il perché fosse scritto davanti a noi, sarebbe comunque ingiusto.
Quello che si può fare è schiacciare play.
Farci avvolgere dalla sua voce e chiudere gli occhi, pensando che forse, io lo spero, c'è un posto dopo la morte dove tutte le anime finiscono e dove tutti si ritrovano.
E allora se forse c'è, forse adesso Chris sta varcando quella soglia sentendo tutti noi piangere e chiamare il suo nome e guarda giù...
Guarda giù, forse desiderando un altro giorno sulla terra. Se non per noi, per la sua famiglia..
Io spero che quel posto esista.
Perché voglio credere che l'uomo non sia solo carne.
C'è qualcosa.. che vive oltre al cuore, oltre al sangue.
Qualcosa che mantiene vive le canzoni, le voci, le parole di chi ci ha lasciato.
Voglio crederci, cazzo.


On my deathbed I will pray
To the gods and the angels
Like a pagan to anyone
Who will take me to heaven
To a place I recall
I was there so long ago
The sky was bruised
The wine was bled
And there you led me on

domenica 21 agosto 2016

Lacrime d'argento

Scrivo quando ancora brucia. Scrivo quando ancora sento le lacrime in gola per la rabbia. Scrivo ancora fresca di partita. Solo poco fa ho visto quell'ultimo pallone cadere e chiudere la partita che doveva sconfiggere la maledizione dell'oro. Ma così non è stato.
Scrivo perché sento quell'argento bruciare sui nostri petti, bruciare perché ho visto i nostri guerrieri battersi e perdere nell'arena brasiliana. Ci ho sperato fino all'ultimo pallone. Ho sperato, ci ho creduto e con loro sono crollata in lacrime quando l'oro ci è scivolato tra le mani per finire al collo della squadra brasiliana. Ho visto Juantorena piangere e ho pianto con lui. Ho visto Giannelli, così giovane, ancora così piccolo, quasi da voler proteggere e ho visto l'ombra della delusione. Ho visto il nostro Zar e i suoi occhi di ghiaccio sciogliersi, le sue labbra accennare un sorriso, ma dietro la sua maschera ho riconosciuto la delusione di chi voleva quell'oro come nessun altro.
Non voglio parlare di punti rubati. Non voglio.
Non voglio perché il Brasile, magari, forse, avrebbe vinto comunque.
Ma quell'ombra che oscura lo scintillio della loro medaglia sarà per sempre lì. Non se ne andrà mai. Rimarrà lì, così come rimarrà quell'argento che brucia, ma che è solo un inizio. Un inizio per qualcosa di meglio. Di migliore. Di più importante.
Quello che avevamo solo un anno fa era una squadra che non poteva avanzare. Chicco Blengini ha preso le redini della nostra nazionale e ci ha fatto arrivare fino a qui.
Voglio, anche se fresca di sconfitta, ricordare questo giorno come il giorno in cui ho visto una nazionale con la voglia di vincere.
Fa male. Sì, fa tanto male. Non riuscivano a sorridere i nostri ragazzi, ma chi lo avrebbe fatto?
Eppure dovrebbero.
L'ho detto e lo ripeto questo argento vale come un oro, questa squadra ha dimostrato tanto e noi siamo pronti a ripartire.
Possiamo piangere. E piangeremo.
Possiamo incazzarci.
Possiamo lamentarci di quei punti, ma alla fine conta solo una cosa: i nostri guerrieri e dove sono arrivati. Non sono in questa partita. In tutte le partite che hanno fatto e vinto e, sì perché no, anche quelle in cui hanno perso, hanno dimostrato qualcosa. La squadra.
Sono lacrime d'argento, argento vivo, prezioso, che non rimane tale. Si modifica, si evolve, cambia e forse, chissà, presto diventerà oro.
Crederci sempre.
Per sempre.
Grazie per le grandi emozioni.
Argento, sì, ma a testa alta.
Più alta dell'oro.
Vorrei chiudere con una citazione.
Una delle mie preferite:

 Non tutto quel ch'è oro brilla,
Né gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch'è forte non s'aggrinza,
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L'ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta,
E re quei ch'è senza corona. 

(JRR Tolkien) 

giovedì 25 febbraio 2016

L'Italia Incivile

Testimone la mia famiglia, qualche settimana fa dissi che la legge Cirinnà non sarebbe mai passata. Non in questo paese, non con questi politici, non con queste "menti" al governo.
Quello che oggi è successo è andato al di là delle più nere previsioni: la legge denaturata, svilita, stuprata e privata di una delle sue ragion d'essere è stata approvata in Senato. 173 sì.
Peccato che non ci sia nulla da festeggiare. Quelli che adesso sbandiereranno l'arcobaleno e diranno "E' un inizio" non capiscono forse che questo non è un inizio: è la conclusione.
La becera conclusione di una battaglia che sapevamo bene di non poter vincere.
E sì che io quasi ci credevo in Monica Cirinnà: le sue parole mi sembravano sincere, il suo impegno concreto. Voleva davvero cambiare le cose, rendere questo paese un po' più civile, avvicinarlo al mondo moderno, aprire ai cittadini che di fatto vengono considerati di serie B i diritti che GLI SPETTANO proprio secondo la nostra Costituzione.
Ma tutto è svanito nel momento in cui si è mediato, nel momento in cui i diritti, che per loro stessa natura non possono essere comprati, non questo genere di diritti, sono stati MERCIFICATI per un pugno di voti e per un posto su una sedia in Parlamento.
Non ci saranno altre leggi.
Non ci saranno leggi sulla stepchild adoption.
Non ci saranno leggi che correggeranno o miglioreranno la legge Cirinnà.
Questo non è un inizio: è la fine.
La fine di una speranza, la fine di una battaglia persa in partenza.
Hanno vinto quelli che dicevano che gli omosessuali sono contro natura, che non sono famiglie quelle non composte da una madre e un padre, quelli che al Family Day, al giorno della famiglia per me sempre simbolo di amore, hanno urlato parole di odio e discriminazione. Parole omofobe e piene di rancore. Parole che nulla hanno a che fare con la famiglia.
Quegli stessi che dicevano TUTELIAMO I BAMBINI, ecco, i bambini adesso non saranno più tutelati.
Non c'è nulla da festeggiare oggi.
Non c'è nulla da festeggiare se credete davvero nell'uguaglianza, se credete di voler vivere in un paese dove siamo tutti uguali.
Non ci sono arcobaleni che tengano.
Questa legge è un contentino.
E' una battaglia persa.
E' l'ennesima dimostrazione che viviamo in un paese incivile dove i diritti del popolo sono merce di scambio per i voti in parlamento.
L'Italia resterà un paese incivile.

domenica 31 gennaio 2016

La realtà della famiglia

Sono una ragazza single di 28 anni, eterosessuale.
Vorrei un giorno avere una famiglia, magari un figlio, anche se non mi sento portata ad essere madre. Ma per ora sono single e così voglio rimanere. Per me sarebbe facile però mettere su una famiglia: mi piacciono gli uomini, mi piacerebbe sposarmi, rientrerei quindi nei canoni ritenuti "normali" da questa società. Per ora però non ho trovato un uomo che rientrasse nei miei canoni.
Io, single ed eterosessuale, agnostica, mi guardo attorno. E guardandomi attorno, mi sento uno schifo. Vedo attorno a me realtà che non vengono riconosciute, che non vengono chiamate famiglie, che vengono additate e discriminate perché alcuni pretendono di applicare a tutti i propri canoni.
E' come se io decidessi di improvviso che no per me quelli che ascoltano Gigi D'Alessio non dovrebbero avere l'occasioni di riprodursi. Non è famiglia, è tortura.
Oppure dicessi: no quelli che vanno in giro alla Fabrizio Corona credendo di essere fighi non dovrebbero potersi sposare e non dovrebbero essere riconosciute come coppie di fatto quelle che hanno per metà uno di questi soggetti.
Non fate adottare il figlio naturale del partner a chi si fa i selfie tutto il giorno e li posta su instagram.
Stupido vero?
E' la stessa cosa.
La legge Cirinnà non parla di adozioni al di fuori della coppia dove almeno uno dei genitori è genitore naturale, biologico. Non parla di utero in affitto. Non parla di niente del genere.
Parla di realtà.
Parla di civiltà.
Parla di amore che viene definito di serie b. Sono unioni che ci sono, persone che si amano, che hanno il sacrosanto diritto di avere una legge che li tuteli. Perché non esiste da nessuna parte, in nessun paese definito civile che non possano avere dei diritti perché hanno inclinazioni sessuali diverse dalle vostre. E' questione di essere diversi. E' questione che siamo diversi. Siamo tutti diversi e basare i diritti di qualcuno sui VOSTRI GUSTI è come gli esempi che facevo sopra.
Stupido. Insensato. Criminale.
E' ora di riconoscere quello che già c'è.
Cosa? Dobbiamo tutelare i bambini?
E' per questo che la legge Cirinnà deve essere varata.
Fermo. So cosa stai per dire, ma segui le mie parole.
Immagina un bambino. Si chiama... Carlo. Ha 9 anni e due mamme. Carlo è felice. E' amato. Le sue due mamme sono riuscite a crescerlo senza che i pregiudizi della gente potessero intaccare il suo sorriso.
Carlo è seduto in salotto e disegna, quando la sua mamma numero 2, Luisa, risponde al telefono. Le lacrime le rigano il viso. Lei piange e abbraccia Carlo, lo abbraccia forte. "Carlo.." "Mamma cosa succede?" La sua voce innocente si incrina. Non capisce. "La mamma... Francesca.. Te... te lo ricordi cosa è successo alla nonna?" "E' volata in cielo.." Risponde lui angelico. Lei annuisce. "Adesso... adesso anche la mamma è volata in cielo... perché.. era così buona... era un angelo.." Lo abbraccia di nuovo e lo tiene stretto.
Passano i mesi e Carlo, che ha detto addio alla sua mamma, quella che l'ha portato in grembo, adesso non capisce perché deve andare via anche da mamma Luisa. E Luisa è arrabbiata, non sa cosa fare. Ma lei non è la madre naturale, non l'ha adottato, non ha diritti. E siccome Carlo non ha altri parenti, verrà trasferito in un orfanotrofio o in una casa famiglia.
Quando aveva una mamma che viveva per lui. Che gli voleva bene e che tutte le sere gli metteva la lucina perché aveva paura del buio.
La legge Cirinnà è tutela del bambino.
E' tutela della vita.
Tutela dell'amore.
Voi del family day, che sostenete di voler proteggere la famiglia, signori anche questa è la famiglia. E voi potete non crederci. Potete sostenere che secondo la vostra morale non possono esserci due genitori dello stesso sesso, ma la realtà è che la famiglia è anche questa. E' così.
Potete essere contro, ma questa è la realtà.
Ed è ora che anche loro abbiano dei diritti.
Che nulla tolgono a voi. La legge Cirinnà non vi obbliga a sposarvi con una donna se siete donne o con un uomo se siete uomini. Non vi ruba i figli per darli alle famiglie arcobaleno e non vi toglie i bambini dalle mani se state cercando di adottare.
Riconosce solo la pura e semplice realtà.
Che il mondo è cambiato. Che la società va avanti. Anche senza di voi.
Il mondo è questo. Famiglie arcobaleno e non, famiglie tradizionali con mamma e papà e famiglie formate solo da un genitore single.
Ma chi siete voi per dire che non sono famiglie?